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LA LINGUA ITALIANA E L´ IDENTITÀ NAZIONALE

Negli ultimi anni il tema dell´ identità nazionale italiana è stato affrontato da più versanti, ed esso pone in primo piano, come simbolo identitario più profondo, proprio la condivisione di una lingua comune. Non andrà dimenticato che nell’Italia di oggi la lingua , patrimonio attivo ormai di oltre il 90 % dei cittadini (in modo esclusivo o in alternanza con il dialetto), è il più importante fattore coesivo di un’appartenenza comune.

Una lingua nazionale è di norma, un antico dialetto parlato in un’area geograficamente ristretta che è riuscito a imporsi su altri dialetti. Questo è vero anche per l’italiano, ma i modi attraverso i quali il processo è avvenuto sono decisamente atipici.

Altre grandi lingue europee – il francese, lo spagnolo, l’inglese – si sono modellate sulla lingua della capitale politica e amministrativa.

Nulla del genere per l’Italia. La lingua che oggi adoperiamo in ufficio, in autobus, nei negozi, nelle conferenze, è il dialetto fiorentino trecentesco, con le inevitabili modificazioni (massime nel lessico, consistenti nella sintassi, minime nella fonetica) che il tempo intercorso gli ha impreso.

Ma Firenze non è stato mai un centro politico con ambizioni superregionali, invece è stata la città che ha dato vita a una grande letteratura, presto diffusa ed emulata altrove.

L’eccellenza dei grandi scrittori fiorentini è il principale fattore linguistico che ha reso una singola parlata municipale, strumento di riconosciuto prestigio sovrallocale. Con ciò non si nega, ma si ridimensiona, la concorrenza di altri fattori, sia linguistici (la maggiore prossimità al latino del fiorentino, rispetto ad altri dialetti parlati in Italia) sia, soprattutto, extralinguistici (la vivacità della borghesia medievale toscana e la connessa spinta all’istruzione, la presenza di colonie fiorentine in molti centri dell’Italia del tempo, vere teste di ponte per una succesiva penetrazione culturale).

Accanto alla letterattura in senso proprio, non si possono trascurare altri strumenti di unificazione linguistica: i dizionari e le grammatiche. Il Vocabolario dell’Accademia della Crusca con la prima edizione nel 1612, è il primo grande vocabolario storico di una lingua europea. Il volume e i vari dizionari che ad esso si richiamarono ebbero parte essenziale nel apprendimento linguistico di tanti scrittori italiani , i quali, con una pazienza e una costanza che oggi stentiamo a immaginare, li leggevano pagina per pagina, cavandone esempi e frasi idiomatiche. Il più illustre di questi lettori è forse Alessandro Manzoni.

Le grammatiche sono state a lungo uno strumento elitario. La norma grammaticale promossa dal Bembo nelle Prose della volgar lingua del 1525 è l´ opera che segna il definitivo affermarsi del modello Fiorentino arcaico.

Luca Serianni.

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