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LA “SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI”

Il primo articolo dello Statuto della Società Dante Alighieri esprime chiaramente qual’ è lo scopo fondamentale delle sue attività: "Tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, tenendo alto dovunque il sentimento di italianità, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madrepatria e alimentando tra gli stranieri l´amore e il culto per la civiltà italiana".

La scelta di dedicare l’ associazione culturale a Dante Alighieri, appoggiata da Giosuè Carducci, decreta ancor più chiaramente tale intento: il poeta della Divina Commedia è senz’altro riconosciuto come l’artefice dell’unità linguistica del Paese.

Il progetto che i firmatari del Manifesto programmatico della Società si proponevano di realizzare, a distanza di più di un secolo è ancora ben saldo: "Quello che noi promuoviamo è un’ opera altamente ed essenzialmente civile e pacifica, a cui ogni italiano, qualunque sia la sua fede religiosa, qualunque siano le sue opinioni politiche, deve sentire il bisogno e il dovere di prendere parte".

PIÙ DI UN SECOLO DI STORIA

La Società Dante Alighieri nasce nel 1889 per opera di uomini “colti”: qualche anno dopo, il Regio decreto numero 347 del 18 luglio 1893 ne avrebbe riconosciuto lo status di Ente Morale.
In questi anni si sviluppa una prima grande ondata migratoria dall’Italia verso il Nordafrica e oltreoceano. Ruggiero Bonghi, il primo presidente della Dante Alighieri, in carica dal 1889 al 1895, promuoverà l’istituzione di corsi di lingua italiana destinati appunto a quanti lasciavano la penisola per trovare un lavoro in terra straniera.

I volontari si occupano di inviare libri e altro materiale didattico a scuole e biblioteche e di organizzare mostre e altri eventi culturali.

Intanto si cerca di sensibilizzare anche i Governi delle nazioni toccate dall’emigrazione di tanti italiani alla necessità di propagandare la cultura italiana. Perciò sorgono rapidamente scuole italiane ovunque: a Buenos Aires in Argentina, a San Paolo in Brasile, ad Asunción in Paraguay, Il Cairo in Egitto, a Beirut nel Libano, che si affermano rapidamente come centri culturali di notevole rilievo.

Pasquale Villari, in carica dal 1896 al 1901, si impegna soprattutto a sostenere l’emigrazione italiana in tutto il bacino mediterraneo e nell’Europa settentrionale; si tratta di aiutare i lavoratori italiani all’estero nelle loro necessità pratiche, aprendo centri di accoglienza nei luoghi di partenza e in quelli di arrivo, fornendo informazioni dettagliate sui paesi verso i quali le navi si dirigevano.

Con la presidenza di Luigi Rava, dal 1902 al 1906, si fa determinante il ruolo della Società nell’ambito del dibattito riguardante il problema linguistico, la lingua infatti è strettamante connessa alle questioni politiche, sociali e culturali di ciascuna nazione.

Dopo la Prima Guerra Mondiale la Società cresce e si rafforza dal punto di vista giuridico e amministrativo, complice la lunga presidenza di Paolo Boselli, dal 1906 al 1932, promotore anche dei corsi volti alla formazione degli insegnanti di italiano all’estero.

Gli anni che portano al secondo conflitto mondiale vedono l’alternanza tra Boselli e l’onorevole Felice Felicioni (1933 – 1944), e si viene delineando sempre più il carattere internazionale dell’Istituzione. Queste caratteristiche organizzative e l’appoggio da parte straniera determinano la certezza di un futuro alla Dante Alighieri, indirizzata quindi a impegnarsi in campo culturale.

Nel dopoguerra viene attuato un certo rinnovamento: si procede alla stesura di un nuovo Statuto e si riorganizza la struttura dell’Istituzione. Il merito dell’impresa va a Vittorio Emanuele Orlando che succede al commissario governativo Umberto Calosso.

Nella prima metà degli anni Cinquanta , il presidente Vincenzo Arangio Ruiz (1953 – 1955) organizza l’aggiornamento delle biblioteche della Società oltre confine e promuove in Italia le “Letture dantesche”.

Successivamente, negli anni della presidenza di Aldo Ferrabino (1956 – 1972), lo Statuto viene nuovamente modificato in favore di un sempre più crescente impegno culturale.

I sedici anni successivi, sotto la guida di Giovanni di Giura (in carica circa fino al 1988) coincidono con l’avvio di una collaborazione continua a fianco delle tante associazioni culturali italiane all´estero, che trova un giusto riconoscimento nell´istituzione, legalmente riconosciuta, di un Comitato permanente interministeriale il cui compito è quello di esaminare le attività della Dante Alighieri per coordinarle con quelle promosse da altri Enti.

Così nel 1989 la Società festeggia il centenario e saluta la nomina a presidente del senatore Salvatore Valitutti, che ne realizza l’inserimento nella Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero.

Sotto la guida di Massimo Pallottino, presidente dal 1993 al 1995, si avvia il “Colloquio delle civiltà dei popoli” con analoghe istituzioni culturali di altri paesi presenti a Roma, dove peraltro la Società ha sede in Piazza Firenze 27.

In questo periodo la Società inaugura un programma per la certificazione dell’insegnamento della lingua italiana destinato ai molti docenti che svolgono attività d’insegnamento nei comitati esteri: si tratta del Plida (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri).

Nel maggio 1996 viene eletto Presidente della Società l’Ambasciatore Bruno Bottai, che tutt’ora riveste la carica.



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